Caro Aldo,
Lunedì il Corriere ha dedicato due pagine a Sinner. In una delle due pagine, quella di destra, la vittoria del doppio femminile Errani Paolini ha trovato un piccolo spazio con inserita una foto delle vincitrici e un breve commento. Poco più di un trafiletto. Martedì 10, il Caffè di Gramellini è dedicato a Sinner, lo stesso lo fa lei nella sua risposta ai lettori, poi nella sezione Sport altre due pagine di e su Sinner. E le due vincitrici dello Slam, una addirittura di due? Niente. Ignorate. Non è anche questo maschilismo? L’eroe maschio, anche se perdente, è bello, forte, mediaticamente importante. Le due vincitrici sono solo donne... Leggo il Corriere da 60 anni, mi affido a lei...
Furio Treu
Caro Furio,
Grazie per la fedeltà con cui ci segue e anche per le critiche. Quando lei chiede uguale rispetto e uguale attenzione per donne e uomini, con noi sfonda una porta aperta. La comunità del Corriere è da sempre attenta alla questione femminile, in primo luogo con il grande lavoro della vicedirettrice vicaria Barbara Stefanelli, dalla «27esima Ora» al «Tempo delle Donne». Alcune sezioni tra le più importanti sono guidate da donne, dalla redazione romana a «Sette», dagli Esteri alle «Buone Notizie» a «IoDonna». Da anni le imprese delle tenniste e dei tennisti italiani sono magistralmente raccontate da Gaia Piccardi, e abbiamo molte inviate e croniste bravissime. Poi certo si può sempre fare di più. L’unica cosa che non possiamo permetterci è l’ipocrisia. Quando chiesero a Rafael Nadal, che resta tra i più intelligenti nella storia dello sport, se riteneva giusto di guadagnare più della numero uno del mondo, rispose ricordando che una top model guadagna più dei modelli uomini. Aveva ragione. Non intendeva dire che ci sono «sport da donne» e «sport da uomini»: tutti gli sport possono essere praticati da tutti. Ma la ginnastica artistica maschile non ha lo stesso fascino della ginnastica artistica femminile. Dall’altra parte, il calcio femminile non suscita lo stesso entusiasmo del calcio maschile. Il volley femminile, a mio avviso, non ha nulla da invidiare a quello maschile. Il tennis femminile un pochino sì. Poi certo dipende dai personaggi. La rivalità Navratilova-Evert valeva quella Borg-McEnroe. Billie Jean King ha ispirato uno dei più bei film sullo sport degli ultimi anni, «La battaglia dei sessi». Serena Williams e Maria Sharapova hanno segnato un’epoca. Questa fase del tennis femminile a mio avviso è meno affascinante. E il doppio ha meno presa del singolare. Tuttavia il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di cui tutto si può dire tranne che non sia uomo accorto, al Foro Italico andò a vedere la finale di Jasmine Paolini, atleta straordinaria e donna deliziosa, sempre presente al Quirinale quando invitata, sempre presente alle Olimpiadi, dov’è stata la prima tennista italiana a conquistare una medaglia d’oro, insieme con Sara Errani. Mattarella vide la Paolini trionfare agli Internazionali d’Italia. Il giorno dopo non venne alla finale maschile, che purtroppo non finì altrettanto bene.








