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11 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 17:17
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni non ha mai citato pubblicamente il nome di Alberto Trentini. E quella all’inizio di aprile è stata l’unica chiamata fatta alla famiglia, non ne sono seguite altre. Il silenzio della premier pesa ancor di più dopo quasi sette mesi di detenzione nel carcere venezuelano de El Rodeo I, dove il cooperante si trova da novembre. “Scrivete, parlate di Alberto, perché quel qualcuno che non si è attivato a dovere sia motivato al fine di riportare Alberto a casa”, ha detto la madre di Alberto, Armanda Trentini Colusso, nella conferenza stampa che si è tenuta oggi, a Roma, al Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, dove erano presenti anche l’avvocatessa della famiglia Alessandra Ballerini. “Ci avviciniamo ai sette mesi di prigionia, potete immaginare il dolore di una mamma e le notti insonni”, ha detto Colusso confidando ai presenti il timore del padre di Alberto “di non fare in tempo a vedere il ritorno del figlio“.
L’appello – “Pronunciare il nome di Alberto sarebbe molto importante”, ha detto Ballerini facendo riferimento alla presidente del Consiglio, “è vero che le trattative sono delicate”, e Trentini “è una moneta di scambio pregiata, penso che in sette mesi le trattative debbano arrivare a buon fine”. “Bisogna fare in fretta”, ha proseguito, aggiungendo che “Alberto non ha accuse, perché non ha colpe” ed è “merita di vedere ricambiata la solidarietà da lui praticata con gli ultimi”. L’avvocatessa ha anche ricordato la lettera recapitata qualche mese fa al presidente venezuelano Nicolas Maduro, nella quale si fa leva alla comune fede cattolica. Non manca nel frattempo il riconoscimento all’impegno dell’Intelligence e della Farnesina, e in particolar modo alla figura di Alfredo Mantovano che in questi mesi si è speso per il rilascio del cooperante. “Siamo qui per ripetere il nome di Alberto affinché entri nella coscienza degli italiani e ognuno si assuma le proprie responsabilità”, ha commentato don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e Gruppo Abele, spiegando che “nominare qualcuno salva dall’oblio”. L’appello è stato ripreso anche dai deputati Pd Rachele Scarpa e Giuseppe Provenzano, che attendono di vedere autorizzata una loro missione a Caracas. “Il silenzio non può tradursi in inerzia” anche perché “Alberto rappresenta la parte migliore dell’Italia”.






