dazi - e le relative incertezze sulla”piazza” d’Oltreoceano - la volatilità sui mercati valutari, alimentata dai rischi commerciali, e scontrini “fiacchi” sulla collezione primavera-estate.

Inditex - colosso dell’abbigliamento proprietario, tra gli altri, dei marchi Zara, Bershka e Stradivarius - ha deluso le aspettative nonostante una trimestrale in crescita. A pesare, sono state le flessioni sulle vendite del primo trimestre e le contrattazioni di quelle di inizio estate, ma anche le ricadute dei dazi che hanno complicato gli sforzi dei colossi del fast fashion di mantenere una crescita solida.

I conti

Così, in apertura, Inditex ha ceduto il 4,6% alla Borsa di Madrid (-0,72% l’Ibex), portandosi a 47,1 euro per azione, per poi avvicinarsi alla chiusura ancora sotto il 4 per cento. Per i primi tre mesi dell’anno Inditex ha reso note vendite in rialzo dell’1,5% a quota 8,27 miliardi di euro (+4,2% a cambi costanti, ma inferiore alla stima media degli analisti di 8,36 miliardi), mentre l’ebitda è stato di 2,4 miliardi (+1%) e l’ebit di 1,6 miliardi (+0,3 per cento). Se l’utile ante imposte è rimasto stabile a 1,7 miliardi, con un margine ante imposte del 20,2%, l’utile netto è aumentato del 0,8% a 1,3 miliardi di euro (e «l’azienda prevede che il suo margine di crescita rimarrà stabile nel 2025» ha affermato Gorka Garcia-Tapia, responsabile delle investors relations dell’azienda spagnola). Il price earning 2025 è a 24 mentre il prezzo su patrimonio netto è attorno a otto. La società ha inoltre reso noto che le vendite dall’1 maggio al 9 giugno hanno registrato un incremento del 6 per cento (comunque inferiore al 7,2% pronosticato dagli analisti). Nella nota diffusa, si legge che il cda proporrà all’assemblea degli azionisti un dividendo pari a 1,68 euro per azione, che sarà distribuito in due tranche uguali per un valore di 0,84 euro per azione l’una: il primo pagamento è stato effettuato il 2 maggio, il secondo avverrà il 3 novembre.