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11 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 12:20

Terrorismo e stragi spazzano via gli ultimi sforzi per la pace in Colombia. È successo il 10 giugno, in diverse località di Valle del Cauca, dove diciannove esplosioni hanno tolto la vita a oltre cinque persone e ferendone altre quaranta. Tra i bersagli le stazioni di polizia “Pailón” di Buenaventura e “Marroquín” di Cali la base dell’Armata nazionale a Timbiquí. L’episodio, rivendicato dalle dissidenze delle Farc, accade mentre il Paese è ancora commosso per l’attentato subito dal pre-candidato alle presidenziali 2026 Miguel Uribe Turbay e sul quale la Procura colombiana sta ancora indagando. Uribe resta ricoverato nella struttura Fundación Santa Fe de Bogotá dove, a seguito di un delicato intervento, lotta ancora tra vita e morte.

“Non solo stazioni di polizia, ma le bombe sono state collocate anche in zone commerciali”, ha denunciato il sindaco di Cali, Alejandro Éder, in un’intervista rilasciata a Blu Radio. “Di colpo siamo tornati al 1989”, ha denunciato il primo cittadino di Cali ricordando una delle stagioni più sanguinose del conflitto armato in Colombia, “in pochi mesi sono saltati decenni di sforzi per la pace”. Nell’occasione ha perso la vita anche Wilmar Pazu Rivera, alias ‘David’ o ‘Cholinga’. Un altro fatto di sangue si è verificato a Cundinamarca con l’uccisione del coordinatore delle procure di Fusagasugá, Karin Sefair Calderón, gravemente ferito con arma da fuoco e derubato da un commando armato al Centro commerciale “Avenida”, mentre prelevava soldi da un bancomat. È morto all’ospedale “San Rafael”, a causa dei due spari ricevuti durante l’aggressione.