Il governo risponde sì al Parlamento. E per sciogliere i dubbi delle partite Iva sull’aderire o meno alla nuova edizione del concordato preventivo biennale è pronto a introdurre i tetti alle richieste dell’agenzia delle Entrate. Una soglia che è legata al voto in pagella dei contribuenti ed è inversamente proporzionale al punteggio. La soluzione è attesa sul tavolo del Consiglio dei ministri di mercoledì 4 giugno.

Come funzionano i tetti

Tra le ipotesi allo studio, che comunque sono ancora in fase di limatura in relazione ai saldi del provvedimento, la possibilità di una percentuale del 25% per chi arriverà attraverso l’adeguamento del suo reddito all’8 in pagella che l’amministrazione finanziaria identifica come lo spartiacque di affidabilità fiscale.

Nel caso in cui il voto sia ancora più alto tra il 9 e il 10 questa percentuale dovrebbe scendere al 20 per cento. Tanto per far capire come si muoverà il Fisco nei prossimi mesi, ipotizziamo che il contribuente dichiari un reddito di 80mila euro. Per chi arriva a 8 la maggiorazione proposta dalle Entrate per sottoscrivere l’accordo biennale 2025-2026 non potrà superare i 100mila euro (25% di 80mila), mentre se il contribuente arrivasse al 10 l’incremento non potrà oltrepassare i 96mila euro (20% di 80mila).