Alla vigilia dell’entrata in vigore delle nuove regole del Mit sugli autovelox del prossimo 12 giugno (il famoso “decreto Salvini” che impone il posizionamento degli apparecchi di controllo su indicazioni dei prefetti, cartelli di segnalazione a un chilometro di distanza, divieti di piazzare autovelox su strade urbane sotto i 50 km/h o su extraurbane con limiti ridotti ad arte), arriva uno studio (di carVertical) che passa al setaccio le sanzioni europee per eccesso di velocità, mettendole a confronto con i redditi medi.
L’Italia in pole
L’Italia, sorpresa sorpresa, è sul podio dei Paesi più severi: 173 euro per un eccesso fino a 15 km/h, che su uno stipendio medio di 1.693 euro fa un bel 10,2%. Se poi ti scappa il piede e superi il limite di 40 km/h, preparati a sborsare fino a 695 euro. È una stangata che non solo brucia il portafoglio, ma anche l’orgoglio di chi pensava di farla franca.
Il paradosso
Eppure, c’è un paradosso. Nonostante le multe salate, l’Italia vanta una percentuale di veicoli incidentati tra le più basse d’Europa: solo il 12,6%, secondo carVertical. Ma non illudiamoci. Non è che siamo tutti Schumacher in incognito. La verità, come spiega Matas Buzelis, esperto del settore, è che la trasparenza sui danni stradali nel nostro Paese è un optional. I dati sugli incidenti sono custoditi gelosamente da assicurazioni e autorità, come reliquie in una cripta. Risultato? La cifra reale di veicoli ammaccati potrebbe essere tre, quattro volte più alta. Comprare un’auto usata in Italia, insomma, è un po’ come giocare alla roulette russa: magari ti va bene, magari ti ritrovi con un cofano che nasconde segreti.







