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«Un cane senza guinzaglio non va in surf». Oppure: «non si può leccare un tasso due volte». Sono alcune delle frasi senza senso a cui il servizio basato sull’intelligenza artificiale AI Overview di Google ha cercato di dare una spiegazione, lo scorso aprile, scambiandole per proverbi. Alcuni utenti, infatti, si resero conto che bastava aggiungere la parola meaning (o “significato”) a una frase qualunque per ingannare le intelligenze artificiali di Google e ottenere l’interpretazione di una frase insensata.

Oggi Google sembra in grado di riconoscere quando un’espressione è «inventata o parte di un contesto specifico che non è noto», e può evitare così di generare spiegazioni assurde. Questo episodio non stupirà, forse, chi usa ChatGPT o altri chatbot simili quotidianamente, visto che rispondere a qualsiasi domanda, anche quando non hanno informazioni sufficienti per farlo e quindi sbagliano, è una caratteristica tipica delle intelligenze artificiali generative.

Quando parliamo di AI generative ci riferiamo a modelli linguistici di grandi dimensioni (o LLM), un tipo di tecnologia in cui reti neurali profonde vengono addestrate con enormi quantità di documenti per elaborare e generare testi. In molti casi, questi modelli non sono in grado di capire quando una domanda è al di là delle loro capacità, e provano comunque a rispondere.