Dal primo gennaio di quest’anno le coppie che non possono avere figli hanno diritto a usufruire delle prestazioni necessarie nelle diverse fasi del percorso di Pma- Procreazione medicalmente assistita (o Rma-Riproduzione medicalmente assistita), a carico del Servizio sanitario nazionale, senza dover più pagare di tasca propria per ricorrere ai trattamenti.

A distanza di cinque mesi, però, in alcune Regioni sono ancora pochi i Centri pubblici o convenzionati dove effettuare il trattamento, lunghe le liste di attesa e le coppie continuano a spostarsi, da Sud in direzione Nord, per poter accedere al trattamento.

È quanto emerge da un convegno promosso dalla Società Italiana della Riproduzione Umana (SIRU), dal titolo «Applicazione dei Lea nella RMA in Italia: a che punto siamo?», per fare il punto sull'applicazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) nella Procreazione medicalmente assistita, insieme a medici, giuristi, amministratori, rappresentanti di istituzioni e pazienti.