Disorientati, alla ricerca di un nuovo leader, i democratici ricevono un aiuto (involontario? calcolato con un certo grado di perfidia politica?) proprio da Donald Trump che, decidendo di fare della democraticissima California l’epicentro della sua battaglia per l’espulsione degli immigrati senza documenti, sta trasformando Gavin Newsom in un eroe della resistenza. Resistenza a difesa dei migranti: una causa che agli occhi del leader repubblicano è destinata a relegare i democratici e il governatore della California in una posizione stabilmente minoritaria, visto che l’umore prevalente in America è quello di ostilità nei confronti dei clandestini. Del resto The Donald ha vinto le elezioni mettendo proprio questo tema al centro della sua campagna.

Ora, però, Newsom sta cercando di trasformarsi soprattutto in baluardo di resistenza all’autoritarismo di un presidente che, già sotto accusa per decine di violazioni della legalità e delle prerogative del Congresso nei primi mesi del suo secondo mandato, ha lanciato la scommessa più rischiosa: viola le prerogative di autonomia degli Stati dell’Unione, sacre negli Usa soprattutto per i repubblicani, approfittando delle manifestazioni di protesta di venerdì e sabato, segnate da pochi episodi di teppismo (qualche auto bruciata, qualche ferita leggera, nessun ricovero), inviando prima la Guardia Nazionale federale non richiesta da governatore e sindaca di Los Angeles, poi addirittura mobilitando i marine.