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La forza mentale come motore e la famiglia per ripartire: "Restiamo semplici, non c’è altra via"
Quando perdi così, diciamolo: ti girano le scatole. Eppure il tennis insegna che sia possibile fare l’elogio della sconfitta, soprattutto se hai dato tutto e forse un po’ oltre. Certo, ci sono state sbavature importanti, ma in 5 ore e mezza di lotta è normale che capiti. Per esempio: chi di voi avrebbe detto che Jannik Sinner si sarebbe spinto fino al tie break quando era sotto e sfinito all’inizio del quinto set? Nessuno, infatti. C’è voluta una forza mentale pazzesca, la stessa che serve ora a Jannik per passare oltre. Qualcuno si chiede: ce la farà? La risposta è che ce la farà: «Se vi dicessi che tutto va bene sarebbe una bugia. Ma non si può stare qui a piangere, si deve andare avanti. Quella è la via, non ce n’è un’altra: o la fai o ti perdi, e io non voglio perdermi ». Le parole nella notte di Parigi ne sono la conferma: per Jannik qualche giorno in famiglia varranno come le noccioline per Super Pippo, poi da Halle si ricomincia, obbiettivo Wimbledon. Anzi: obbiettivo Alcaraz.






