Per l’esordio nella sua nuova veste, l’Italian global series festival ha scelto una madrina giovanissima, poco più che ventenne: Caterina De Angelis, tre film all’attivo e la partecipazione nella serie Vita da Carlo, di e con Carlo Verdone. Una bellezza delicata, longilinea, e una forte somiglianza con la madre Margherita Buy che le ha dato, come racconta, quel «bagaglio di consapevolezza fondamentale per chi lavora nel mondo dello spettacolo, cioè non lasciarsi abbagliare dal successo, non ricorrere la fama che può rivelarsi effimera, ma piuttosto rimanere concentrati sul lavoro».
L'attrice nella serie "Vita da Carlo"
Un’impresa difficile per chi si affaccia così presto alla ribalta, ma lei sembra averne fatto tesoro mentre lo spiega con calma, ponderando le parole. Tra i motivi che l’hanno portata qui c’è anche quell’affinità con “Straordinarie, le donne raccontate dalla serialità”, una sezione della rassegna che si concentra su quel femminile spesso dimenticato, messo in scena dagli episodi di titoli come Miss Austen, Maria - The unknown Callas, Vikings, che sarà presentata dall’attrice Katheryn Winnick (interprete di Lagertha), e ancora L’arte della gioia di Valeria Golino.
Caterina di suo ha interpretato Maria Stuarda, una donna forte, predestinata a una vita difficile finita in tragedia. Ha vestito i suoi panni a teatro, «un’esperienza bellissima. Se però parliamo di serie rimango affezionata a personaggi più leggeri come la Carrie di Sex and the city, o Rachel di Friends. Ma certo essere donna è senz’altro molto più impegnativo, perché molte di quelle che io definisco le sporcizie del passato mantengono radici ben salde nella società». Si riferisce alla paura che una ragazza come lei ancora prova quando deve tornare a casa di notte, anche se va a trovare le amiche che abitano a pochi minuti da lei. «Mando costantemente la posizione a mia madre, al fidanzato, ho timore che qualcuno possa seguirmi, dimostrarsi violento. Quando abitavo a Londra sono stata pedinata, rincorsa, insomma, perseguitata da uno stalker, uno di quelli che si comporta così perché sei donna».








