Liquid Glass, il nuovo linguaggio estetico di Apple, è un tour de force tecnologico e di design. Ma è pure un grande sforzo creativo, che per la prima volta in dodici anni introduce una vera novità nell’interfaccia dell’iPhone (e del Mac, dell’iPad, e degli altri dispositivi Apple).
Apple, tutte le novità della WWDC in diretta da Cupertino
DAL NOSTRO INVIATO BRUNO RUFFILLI
Oltre la natura
L’ultima volta era successo con iOS 7, presentato alla WWDC del 2013 come il primo redesign completo dopo 6 anni di interfacce scheuomorfiche, ossia ispirate ad oggetti reali. Jony Ive introdusse icone piatte, animazioni fluide e un sistema cromatico più audace. Da un punto di vista filosofico, era una rivoluzione: in un mondo ormai interamente digitale, aveva davvero ancora senso un bloc notes marrone e giallo, una bussola come quelle dell’Ottocento, un’edicola con gli scaffali di legno? Per Ive, che allora era responsabile anche del design delle interfacce, oltre che dell’hardware, evidentemente no. Era uno dei momenti in cui Apple, rinunciando a qualcosa che con gli anni era diventato familiare, in realtà apriva al nuovo: era successo col floppy disk prima e con i masterizzatori per cd e dvd poi, con la presa per le cuffie, con i tasti, con Flash, ad esempio. E con iOS7 si apriva l’era di un nuovo linguaggio estetico libero di immaginare simboli che rimandassero a un mondo vero sì, ma dove la realtà era quella dei bit e non degli atomi.












