FONTANIVA (PADOVA) - Sono due i possibili sbocchi: un regolamento di conti venuto dal passato o un appuntamento tragico con il destino e un proiettile vagante nella campagna dell’Alta Padovana in una calda domenica di fine primavera, quando il corpo agonizzante di Fatos Cenaj è stato trovato a terra, ancora in sella alla sua bicicletta a tre ruote, a bordo di una strada che dal centro di Fontaniva porta al Brenta. Un giallo al momento senza una soluzione all’orizzonte: da una parte c’è il passato pulito dell’uomo, 59 anni, ex guardia carceraria in Albania e da tre anni residente a Fontaniva; dall’altra l’assenza del proiettile che ha colpito il 59enne, entrando da dietro l’orecchio e uscendo da sopra il sopracciglio opposto dopo avergli attraversato il cervello. L’ogiva però non è ancora stata trovata e senza sarà impossibile stabilire il calibro del proiettile e capire, anche, da quale tipo di arma sia stata sparata, se da una pistola o da un fucile da caccia.

Dopo che domenica sera i residenti di Casoni, frazione di Fontaniva, hanno sfilato in caserma a Cittadella, i militari ieri (9 giugno) hanno sentito altri testimoni per provare a fare luce sul caso. Questo mentre nei prossimi giorni la Procura nominerà un medico legale per analizzare la ferita alla testa del 59enne, che lotta in condizioni disperate in Terapia intensiva a Padova, e provare a capire qualche informazione utile sullo sparo. Non sarà però possibile conferire una consulenza balistica ma quello che già è emerso da una prima analisi degli stessi medici del Suem intervenuti alle 9.30 di domenica, è che attorno al foro d’ingresso del proiettile non ci sono bruciature, segno che il colpo non è stato sparato da troppo vicino. Elementi – questo, così come il passato pulito di Fatos Cenaj – che porterebbero gli inquirenti a escludere la pista del regolamento di conti puntando invece verso la tragedia involontaria. Intanto sono state acquisite le telecamere private e pubbliche dell'area, così come sono al setaccio i porti d’arma rilasciati nella zona.