FONTANIVA (PADOVA) - L’autopsia e le testimonianze. Ma anche l’analisi di tutte le automobili che domenica mattina sono state viste passare nella zona di via Casoni Basse fino alle 9.30, quando il corpo agonizzante di Fatos Cenaj era stato trovato da due guardiapesca sul ciglio della strada, con la testa in una pozza di sangue. La mancanza del proiettile letale e l’assenza, in zona, di altri pallini che sembrano escludere l’idea del fucile da caccia.

Si muove su questi binari l’inchiesta – ora per omicidio – aperta dal sostituto procuratore Maria Ignazia D’Arpa e condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo sulla morte di Cenaj, 59 anni, albanese, guardia carceraria in patria, ora in pensione, e da meno di due anni a Fontaniva, colpito da un proiettile che domenica mattina gli ha attraversato il cranio, entrando da dietro l’orecchio sinistro e uscendo dal sopracciglio destro, e che mercoledì pomeriggio lo ha ucciso, mentre lottava per la vita nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale di Padova. Le domande sono due e si intersecano: chi ha sparato il proiettile e perché? Sul tavolo ci sono la pista della vendetta e di un passato forse lontano che ritorna all’improvviso e quella di un appuntamento con il destino e con un proiettile vagante che lo ha centrato mentre in sella alla sua bicicletta a tre ruote andava ad accudire gli animali della vicina fattoria didattica Dindo, della quale era associato.