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Spinta strategica britannica verso la supremazia tecnologica nella Nato: cinque miliardi di sterline d'investimenti che includono anche l’integrazione di sistemi laser ad alta energia
La recente Strategic Defence Review (SDR) britannica segna un cambio di paradigma nelle capacità militari del Regno Unito, orientando le risorse verso l’adozione di sistemi autonomi e armi a energia diretta. Tale strategia, fortemente influenzata dall’esperienza della guerra in Ucraina, mira a posizionare il Regno Unito all’avanguardia dell’innovazione tecnologica all’interno della Nato, consolidando la sua sicurezza nazionale e la proiezione globale. Al centro di questo piano si colloca un investimento storico di 5 miliardi di sterline, con un focus particolare sul sistema laser DragonFire, un armamento destinato a rivoluzionare la difesa tattica navale e terrestre britannica contro le minacce rappresentate dagli UAV.
Il Regno Unito punta su investimenti strategici in sistemi autonomi e armi a energia diretta. Il piano finanziario, infatti, prevede oltre 4 miliardi di sterline destinati allo sviluppo e all’impiego di sistemi autonomi su terra, mare e aria, inclusi droni di nuova generazione che mirano ad accrescere la precisione e la capacità letale delle forze armate britanniche. Secondo fonti governative, oltre 2 miliardi di questi fondi derivano dall’aumento della spesa militare nazionale, che raggiungerà il 2,5% del PIL entro il 2027. Parallelamente, è previsto un investimento di quasi 1 miliardo di sterline per lo sviluppo delle armi a energia diretta (Directed Energy Weapons, DEW), con il sistema laser DragonFire come elemento centrale.






