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Ultimo aggiornamento: 8:01
di Gianmario Capponi
Sono passati circa quarant’anni dalla mia prima volta in un corso di comunicazione. Fu un corso abbastanza breve, una settimana in primavera, durante la quale si apprendevano le tecniche al tempo ritenute più efficaci per comunicare, comunicazione sia verbale che non verbale, e un follow up di un paio di giorni, nell’autunno successivo. Alla fine del corso primaverile ognuno dei partecipanti fu invitato a preparare un breve monologo su un argomento a piacere, applicando le tecniche apprese.
Affrontai quella prova in modo polemico e provocatorio, convinto com’ero che le tecniche di comunicazione servissero a fregare il prossimo, e anziché parlare serenamente di hobbies e vacanze parlai per tre minuti dei bambini africani che, anziché dedicarsi ai giochi e ai passatempo degli adolescenti, impugnavano e usavano armi vere, bambini ai quali veniva rubato uno dei periodi più belli della propria vita. Mi sentivo le orecchie calde, la voce aggressiva e persino mi vantai di dire quello che volevo fregandomene delle tecniche apprese: “Non si dovrebbe mai parlare con una mano in tasca? Beh, io lo faccio”.






