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È record per il Roland Garros: 5 ore e 29’. Ma stavolta l’azzurro ha accusato il colpo

A un punto dal sogno. È mancato davvero pochissimo a Sinner per vincere il suo primo Roland Garros. Stavolta fa davvero male, lo sguardo di Jannik parla chiaro. Non è lo stesso sguardo del Foro Italico, dove l'altoatesino si era arreso in finale, sempre a Carlos Alcaraz, al rientro dallo stop per il caso clostebol.

Sbuffa, Jannik, prima di prendere in mano il microfono. Vorrebbe scappare via negli spogliatoi, ma il protocollo non lo consente. «Congratulazioni Carlos, un'altra prestazione eccezionale, un'altra battaglia stupenda» esordisce Sinner, visibilmente contrariato dalla sconfitta. «È più facile giocare che parlare per me in questo momento. Grazie al mio team per avermi messo nelle condizioni di giocare a questo livello. Abbiamo dato il massimo, tutto. Pochi mesi fa avremmo firmato per essere qui. È stato un torneo straordinario. Anche se è difficile ora ma va bene». E un sorriso amaro compare nel suo volto. «Non dormirò molto bene stasera, va bene così. Ringrazio il pubblico, ci vediamo il prossimo anno». Per la verità, un pubblico non proprio sportivissimo, visto che dall'inizio alla fine ha sostenuto prevalentemente lo spagnolo. In conferenza stampa Sinner parla della famiglia: «Mi aiuteranno. A volte dai e a volte prendi. Ora tocca a me prendere qualcosa da loro. Saranno felici visto che tornerò a casa. Mio padre oggi stava lavorando perciò non c'era, il successo non cambia nulla». Quanto ai programmi «prepariamo Halle per giocare sull'erba prima di Wimbledon, prossimo obiettivo».