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Asfaltato Zverev, n° 3 del mondo, in 57 minuti (6-1, 6-2). Che scherza: "Puoi prendere una pausa?"

Cinque di fila. Basta questo per riassumere tutte le statistiche immaginabili di cui il tennis si nutre ogni volta che gioca Jannik Sinner. Cinque Masters 1000 di fila a soli 24 anni, più di Djokovic, Nadal e Federer, più di tutti nella storia di uno sport che pensava di aver visto i migliori Cannibali possibili, ma ora ne ha costruito uno ancora peggiore. "Quando abbiamo cominciato quattro anni fa il nostro lavoro aveva detto alla vigilia della finale Simone Vagnozzi -, l'idea era di trasformare Jannik in un giocatore a tutto campo. Per questo è migliorato così tanto anche sulla terra. Siamo sicuri: non è arrivato al suo massimo". Amen.

Se n'è accorto, ancora una volta, Sascha Zverev, che in questi ultimi cinque 1000 Sinner lo ha sempre trovato davanti. Le altre volte era in semifinale, ma anche nella sfida che valeva il torneo di Madrid il penultimo che mancava nella collezione del fenomeno rosso non è riuscito a trovare l'antidoto infilando il decimo ko consecutivo. D'altronde: quando è riuscito a cominciare a giocare, la partita era già sullo 0-5. E non è che il resto gli abbia svoltato la giornata. Jannik ha risposto bene, servito meglio, infilato anche qualche smorzata (il colpo di cui parlava Vagnozzi) come un terraiolo provetto. È finita 6-1, 6-2 in 57 minuti, una lezione. In pratica: in questo momento solo Jannik può battere Sinner, e non ce l'ha fatta neppure un raffreddore.