«Il primo punto di una negoziazione è fissare, tra sé, gli obiettivi. Qual è il senso di questa trattativa? È una vera trattativa o si vuole solo umiliare l’avversario?» Negoziatore di ostaggi ai tempi dei conflitti in Caucaso per conto della rete di associazioni Memorial, insignita poi del Nobel per la Pace nel 2022, Oleg Orlov ha offerto in più di un caso se stesso come ostaggio ai terroristi e operato in Cecenia, Ossezia, Inguscezia, dove è anche stato rapito. Infine, dopo anni di cittadinanza attiva «nei quali non sono stato mai un dissidente, solo un cittadino critico del potere», è stato incarcerato per discredito delle forze armate per aver tradotto in russo sui suoi social il suo pamphlet Volevano il fascismo, lo hanno avuto scritto per il sito francese Mediapart; ad agosto 2024 è stato liberato nel grande scambio di prigionieri tra la Russia e l'Occidente, e da allora vive in esilio a Berlino. Lo abbiamo incontrato in redazione al Corriere: oggi sarà a Roma, a fare campagna perché la liberazione di tutte le persone incarcerate dopo il 24 febbraio 2022 sia inserita nei negoziati, che catturano gran parte della sua attenzione.