«Quale artista muore con me!», pare abbia esclamato prima di farsi tagliare la gola dal fedele liberto Epafrodito. Il 9 giugno del 68, deposto dal Senato, Nerone si uccise alle porte dell'Urbe. Aveva trent’anni e regnava da quattordici. Con lui finiva la dinastia Giulio-Claudia.

Dispotico ed esibizionista (ma amato dalla plebe), l'imperatore è passato alla Storia come il primo persecutore dei cristiani. Li accusò del grande incendio di Roma del 64, che – secondo la leggenda – sarebbe stato proprio lui ad appiccare. Ipotesi, quest'ultima, che gli storici moderni tendono ad escludere: pare, anzi, che abbia organizzato molto bene i soccorsi agli abitanti. La sua morte fu accolta con giubilo dalle classi elevate. Molto meno dal popolo, dagli schiavi e da chi apparteneva al mondo del teatro e delle arene: tutte categorie che avevano profittato dei suoi famosi eccessi.