Un mondo pieno di colori, parole, avventura, battute e personaggi stralunati. I fumetti come passione e nutrimento per una vita da lettore, ma anche come ispirazione comica, grottesca e surreale per una carriera da artista.
Neri Marcorè, e dire che li chiamano giornalini.
«Nulla di quanto li anima è un diminutivo. I buoni cartoon hanno piena dignità letteraria, e io non smetto di sfogliarli».
Quando cominciò?
«Da bambino, come tutti. L’edicola di Porto Sant’Elpidio era il mio paese dei balocchi, mi sentivo come Pinocchio e volevo tutto, volevo leggere tutto. La mia mamma mi insegnò le lettere dell’alfabeto prima che andassi a scuola, intorno ai cinque anni già leggiucchiavo Topolino».






