ROMA - «Siamo amici di Israele, dobbiamo tenere sempre aperto il dialogo. È giusto fare pressing su Tel Aviv per fermare una guerra che ha assunto contorni inaccettabili, ma sarebbe un errore lanciare segnali di rottura, chiudere la porta». La linea di Giorgia Meloni su Israele non cambia, nessuna correzione di rotta nonostante l’onda pro-Pal che ieri, incurante del caldo, si è riversata a piazza San Giovanni per chiedere, tra le altre cose, che il governo riconosca lo Stato della Palestina. È uno dei temi che la premier ha affrontato giovedì scorso nell’incontro di ben 4 ore con il presidente Emmanuel Macron, deciso nelle ultime settimane a compiere un passo in tal senso. «Facciamo qualcosa o di Gaza non resterà più nulla. È il momento di dare un segnale», le parole pronunciate a Palazzo Chigi dal leader francese, impegnato a coinvolgere altri Paesi, portarli dalla sua in un’azione collettiva che, oltre a essere più incisiva se corale, gli eviterebbe la fuga in avanti in solitaria, un’accelerazione che ha già mandato su tutte le furie Israele. «Capisco la posizione dell’Italia, che è poi da sempre anche la nostra: due popoli due Stati. Ma qui c’è il rischio che ne resti uno solo», ha messo in guardia il francese. Meloni, riferiscono fonti beninformate al Messaggero, avrebbe condiviso le preoccupazioni di Macron su Gaza, sulla popolazione civile martoriata dai bombardamenti e ridotta alla fame, e avrebbe chiesto all’inquilino dell’Eliseo quale fosse la posizione degli Usa sul riconoscimento dello Stato della Palestina. «Non mi stanno bloccando...», la risposta del presidente francese.
Gaza, Meloni in pressing su Israele, ma frena sul riconoscimento dello Stato di Palestina
ROMA - «Siamo amici di Israele, dobbiamo tenere sempre aperto il dialogo. È giusto fare pressing su Tel Aviv per fermare una guerra che ha assunto contorni inaccettabili, ma sarebbe un...







