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Nella finale di oggi Jannik deve esorcizzare la sua bestia nera per sentirsi davvero il migliore

«La presenza di Alcaraz si sente»: Jannik Sinner ha la sua bestia nera e la finale di oggi al Roland Garros, dodicesima sfida tra i due, è l'occasione per far sentire a sua volta chi è davvero il numero uno del mondo, aldilà della classifica. È questione di terra rossa, in questo caso, la superficie che lo spagnolo ama di più, ma che è stata anche quest'anno quella del rilancio del nostro campione, tornato all'attività senza più pensieri. «In realtà non pensavo davvero di arrivare in finale» ha detto con modestia Jannik, ma se fosse vero la rabbia ha fatto più della tecnica. E questa può diventare un'arma in più anche nella sfida decisiva per la Coppa dei Moschettieri.

La partita contro Djokovic ci ha restituito insomma un Sinner di un livello quasi irraggiungibile, anche per il tennista che ha vinto più di tutti. Un match durissimo, quanto lo vedremo oggi quando servirà essere perfetti. Poi c'è il quasi di cui sopra, che significa come contro Carlos - avanti 7-4 nei precedenti (l'ultimo, fresco, è la finale di Roma) -, ci sia in palio pure qualcosa di più di uno Slam, che per Alcaraz sarebbe il quinto, mentre per Jannik il quarto, nonché il terzo consecutivo. C'è, diciamolo, qualcosa nell'aria: «Carlos ha tanto carisma, tanta aura, lo si vede quando entra in campo - ha spiegato l'altra sera il Fenomeno Rosso -. Ma alla fine questo serve al tennis: più persone sono così meglio è, fanno avvicinare la gente al nostro sport». Sottinteso, naturalmente, che lo stesso carisma ce l'ha anche lui. Però una vittoria aiuterebbe anche in questa sfida.