Nel tennis abbiamo il numero uno al mondo, tre coppie di doppio che macinano finali, altri due in top 10 mondiale e un vagone di talenti destinati a brillare. Negli sport invernali diversi fuoriclasse. La nuova generazione del nuoto scriverà la storia. Nella pallavolo ci guardano dal basso. Nel rugby siamo sempre più una realtà. Nell’atletica ormai la prima forza europea e, di riflesso, una potenza mondiale. L’unico sport che non funziona è il calcio, che poi è anche quello che incassa più soldi dal Coni (circa 30 milioni all’anno, quasi il doppio di pallavolo e nuoto che sono sui 17). Ma i soldi non sono il problema e nemmeno una soluzione. Servono competenze e idee.
Persone capaci, consapevoli e umili abbastanza da capire che il calcio è diverso dagli altri sport (i giocatori appartengono ai club e la federazione ha poco controllo, anche a livello giovanile) e bisognerebbe renderlo simile (stringendo accordi in tal senso, copiando modelli esteri). Intanto, non avendo fuoriclasse come negli altri sport italiani, andrebbe cambiata l’idea della prima squadra nazionale: non più un punto di arrivo ma un laboratorio di calcio in cui non vanno i migliori, o presunti tali, ma i più adatti a un’idea di gioco contemporanea. Quindi che preveda un sistema di gioco con esterni offensivi che saltino l’uomo, centrocampisti che coprano tutto il campo e tutte le funzioni, difensori che accettino l’uno contro uno.







