OSLO - Il silenzio. Ancora più roboante mentre i 25mila vichinghi urlavano la loro gioia nel catino dell’Ullevaal Stadion, e mentre la voce flebile e dal tono dimesso di Luciano Spalletti provava a spiegare i perché della disfatta. Nessuna parola, invece, è arrivata da Gabriele Gravina, presidente della Federcalcio riconfermato (candidato unico) a inizio anno. L’uomo, Gravina, che ha guidato la Figc al successo europeo del 2021, ma pure durante i flop della mancata qualificazione a Qatar2022 e di Euro2024, appena l’estate scorsa. E allora, in mancanza di dichiarazioni esplicite (che pure nella notte di Oslo sarebbero state doverose, necessarie, e infine anche utili) a parlare è quel silenzio, che pure in qualche modo va interpretato.
Panchina a rischio - Sono ore decisive per la panchina della nostra Nazionale (quella sì vero simbolo ed emblema del calcio italiano, più di club ormai appartenenti a fondi stranieri e composti da calciatori provenienti dai cinque continenti). Luciano Spalletti c’ha messo gli errori ma pure - non può non essergli riconosciuto - la faccia: sia nell’assumersi la responsabilità del tracollo norvegese, sia nell’indicare l’atteggiamento e l’attitudine sbagliata di almeno parte di un gruppo azzurro pure da lui plasmato e selezionato.










