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La devastante esplosione al porto di Beirut dell’agosto 2020 uccise più di 200 persone e provocò danni enormi a migliaia di edifici tra cui il palazzo Sursock, la villa dell’omonima famiglia libanese nota per aver dato il nome al vicino museo d’arte contemporanea. L’esplosione ferì la 98enne Yvonne Sursock Cochrane, che morì pochi giorni dopo, e danneggiò gravemente le opere della collezione privata di famiglia, compresa una versione di Ercole e Onfale e una Maddalena di cui fino ad allora si sapeva poco o niente.

Sottoposte a diversi studiosi per la ricostruzione e il restauro delle parti rovinate, entrambe le opere sono state attribuite ad Artemisia Gentileschi, l’apprezzata pittrice italiana del Seicento e forse l’artista donna più famosa del tempo in Italia. Dal 10 giugno Ercole e Onfale verrà esposto al pubblico per la prima volta dopo almeno un secolo, al J. Paul Getty Museum, in California. La Maddalena invece è esposta ancora per pochi giorni nel complesso monumentale di Santa Chiara a Napoli.

Il dipinto di cui si è parlato di più dopo l’esplosione di Beirut è Ercole e Onfale: dei due è il più grande (2 metri e mezzo per 2) e ambizioso. Raffigura il celebre eroe della mitologia greca sottomesso alla regina di Lidia, che invece è in posizione dominante. I due erano amanti, ma secondo la leggenda Ercole era stato costretto a diventare suo schiavo per aver commesso un omicidio: per questo lo si vede filare la lana, un compito solitamente riservato alle donne, mentre a indossare la pelle di leone da eroe è proprio Onfale.