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Nel corso dell’acceso scambio di insulti tra Elon Musk e Donald Trump di giovedì, Musk ha accusato il presidente degli Stati Uniti di essere coinvolto nelle attività di Jeffrey Epstein, il finanziere che nel 2019 si suicidò all’interno del Metropolitan Correctional Center di Manhattan dove era detenuto con l’accusa di aver sfruttato sessualmente decine di ragazze minorenni. Musk ha sostenuto che il nome di Trump comparirebbe nei cosiddetti “Epstein files”, cioè nei documenti riservati dei processi, e che questa sarebbe la ragione per cui molti di questi documenti non sono ancora stati resi pubblici.
La storia di Epstein è stata fin dall’inizio al centro di diverse teorie del complotto, propalate soprattutto dall’estrema destra statunitense di cui Musk è diventato una delle figure principali (così come Trump). Tra le altre cose, queste teorie sostengono, senza fornire prove, che Epstein non si sia suicidato ma sia stato ucciso da qualcuno per coprire persone influenti coinvolte nei suoi traffici. Musk ha parlato della sua presunta rivelazione come di «una bomba», sostenendo che Trump stia coprendo qualcosa per proteggere se stesso. Musk non ha fornito prove.
In ogni caso comparire nei documenti, di per sé, non equivarrebbe ad aver avuto un ruolo di qualche tipo. I documenti dei processi citano anche i nomi dei testimoni, delle persone che avevano subìto quei reati, o che possono essere state in contatto con il sospettato o i suoi presunti complici.











