È la prima telefonata tra Xi Jinping e Donald Trump dal giorno dell'insediamento alla Casa Bianca per il secondo mandato del presidente Usa. Da quando è esplosa la crisi dei dazi, Trump ha sostenuto di avere parlato con Xi più volte, ma Pechino ha sempre smentito. Invece, la telefonata di ieri, durata un'ora e mezza, è stata confermata da entrambe le parti e può essere archiviata alla voce «disgelo» tanto che il presidente cinese ha invitato Donald Trump e la first lady a Pechino.
Ci sono passi avanti sui dazi, sui visti agli studenti cinesi e sul blocco imposto da Pechino all'esportazione negli Usa delle terre rare, tanto necessarie per molti settori come le auto elettriche, gli smartphone, ma anche per la produzione di caccia F35.
Il Wall Street Journal una settimana fa aveva avvertito: «La tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina rischia di sgretolarsi a causa delle esportazioni di terre rare». A sua volta Pechino ha chiesto la rimozione dei limiti alle esportazioni di chip essenziali per lo sviluppo dell'intelligenza artificiale e ha espresso irritazione quando Washington ha messo in guardia le aziende americane dall'uso di sofisticati chip realizzati da Huawei. In sintesi, la trattativa tra i due colossi è articolata e complicata e va oltre il muro contro muro delle percentuali a cui si era arrivati a un certo punto: Trump aveva imposto dazi al 145 per cento e Xi Jinping aveva risposto con un provvedimento simile al 125. Erano seguiti negoziati e nell'accordo di Ginevra le due percentuali erano state ridimensionate rispettivamente al 30 e al 10 in modo da avere 90 giorni per le trattative. Ma le tensioni erano rimaste.











