L’Italia rispetta le raccomandazioni della Commissione Ue per riportare il deficit sotto il 3%. Come emerge dal pacchetto di primavera del Semestre europeo presentato ieri a Bruxelles, il nostro Paese rientra tra quelli che sono in linea con i paletti previsti dalla procedura per disavanzi eccessivi.

Per quanto riguarda la traiettoria della spesa primaria netta (che non considera la spesa per interessi), l’Italia, secondo fonti Ue, si è mantenuta prudentemente al di sotto del tasso di crescita massimo concordato. Nel 2024, questo cuscinetto è stato pari a 0,3-0,4 punti percentuali, mentre per il 2025 dovrebbe aggirarsi intorno allo 0,2% del Pil (poco più di 4 miliardi di euro). Il programma di risanamento dei conti dell’Italia sta dunque procedendo meglio di quanto richiesto da Bruxelles.

Nella stessa situazione si trovano altri Paesi Ue. «Per quanto riguarda gli Stati membri sottoposti a procedura per disavanzi eccessivi» si legge nel documento, «la Commissione europea ritiene che per Francia, Italia, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia non sia necessario adottare ulteriori misure». Il nostro Paese, però, è nel gruppo – insieme a Grecia, Paesi Bassi, Slovacchia, Svezia e Ungheria – di quanti «continuano a presentare squilibri» in termini di disavanzi, e «vulnerabilità complessivamente rilevanti». Secondo l’esecutivo comunitario l’Italia sforerà la soglia del 3% del rapporto deficit-Pil previsto dal Patto di stabilità nel 2025 (3,3%), ma tornerà a rispettare le regole di bilancio comuni nel 2026 (2,9%). Ma serviranno anche le riforme. La Commissione, nelle raccomandazioni specifiche per Paese, torna a chiedere all’Italia l’aggiornamento del catasto, la riforma della giustizia, l’ efficientamento della pubblica amministrazione, e l’impegno per favorire una maggiore concorrenza e un’azione decisa contro l’evasione.