Costruisce un bacino artificiale per attirare anatre da cacciare, ma quando aquile e falchi cominciano a predarle prima di lui, decide di sterminarli: prima intrappolandoli e poi avvelenandoli. In tutto, più di 20 rapaci – tra cui giovani aquile calve, specie simbolo degli Stati Uniti – sono stati uccisi per proteggere la “sua” selvaggina. Eppure, William Curtis Smith, cacciatore della Virginia, se la cava con appena un giorno di carcere.
Un bacino da caccia trasformato in trappola mortale
Una condanna che ha fatto infuriare ambientalisti, cittadini e difensori della fauna selvatica: troppo leggera per un crimine così spietato, compiuto con piena consapevolezza e premeditazione. Le indagini sono partite nella stagione 2023-2024. Il Capo della Polizia di Conservazione della Virginia, Brian Bratton, ha riceve una soffiata inquietante: un uomo starebbe uccidendo rapaci sulla costa orientale. Il 31 marzo, insieme a un agente dell’Us Fish and Wildlife Service, Bratton scopre la verità. Nella proprietà di Smith trovano trappole, esche e carcasse di aquile e falchi. Una giovane aquila calva giace a terra, con ancora tra gli artigli il pesce avvelenato che l’ha uccisa. Le analisi confermeranno: si tratta di carbofurano, un pesticida vietato perché letale per animali e uomini. “Questo veleno agisce in pochi secondi”, racconta Bratton. “Nove volte su dieci, li trovi ancora nella posizione in cui sono crollati. È una scena che non si dimentica”.






