“Will science kill poetry?” È il quesito emblematico con cui l’intervento di Joe Lockard ha inaugurato la settima edizione di Poesiæuropa, organizzata dall’Arci Spazio Humanities con l’alto patrocinio del Parlamento Europeo. Per quattro giornate il convegno immersivo riunisce scrittori, studiosi e scienziati internazionali sull’Isola Polvese del lago Trasimeno, al confine tra Umbria e Toscana, dove i propositi di oggi si dibattono tra i resti aurei di ieri e le speranze di domani.

“La scienza ucciderà la poesia? La guerra ucciderà la poesia?” Sono le domande assolute quanto retoriche che ha ripreso Maria Borio, docente e direttrice artistica del convegno: “Di fronte a fenomeni come la semplificazione algoritmica, sembra che la nostra specie si trascini in un presente interattivo e indifferenziato, senza passato né futuro, senza dar credito a ciò che è autentico e ciò che non lo è. La poesia è una forma di intelligenza che spinge a un’attenzione essenziale verso le cose che contano. Come riprendere in mano il presente e la storia, attraverso la scienza e la poesia, come non lasciarci uccidere dal disincanto e dalle disillusioni?”

Scienza e pensiero metaforico

Una risposta accattivante è arrivata dal lussemburghese Guy Helminger, che ha tentato di posizionare la poesia tra astrofisica e religione. “La poesia si colloca tra questi due poli, tra la conoscenza e l’esperienza. La scienza, quindi anche l’astrofisica, ha sempre un oggetto di indagine definito. La poesia, invece, si protende in ogni direzione, non perché cerchi delle leggi, ma, al contrario, perché mira alla ricchezza delle varianti. Non si sognerebbe mai di cercare un’origine comune a tutta questa diversità. Il suo intento è rilevare i fenomeni più vari, dalle emozioni alle Quadrantidi, in relazione all’essere umano - il che significa che non può esserci alcuna legge universale, dato che persone diverse reagiscono diversamente a seconda della socializzazione, della malattia, della formazione estetica”. Nonostante ciò, la poesia aspira alla conoscenza e vuole al contempo rendere vivibile ciò che si intuisce. I poeti sanno di muoversi in un campo di ipotesi, non le verificano né le falsificano, ma ci si aggirano dentro, esplorano ogni dettaglio e scoprono porte mai immaginate nell’edificio, che aprono con immagini e metafore, con l’aiuto di metonimie e anafore - e così si ritrovano in un’altra ipotesi ancora, immortalando l’infinità del cosmo verso dopo verso.