Mercoledì 4 giugno, il presidente Donald Trump ha ordinato un'indagine federale per verificare se gli assistenti dell'ex presidente Joe Biden avrebbero utilizzato Autopen per nascondere al pubblico americano il presunto declino cognitivo del loro superiore. L'Autopen è un dispositivo robotico che replica automaticamente le firme utilizzando un braccio meccanico munito di penna, permettendo di apporre la firma presidenziale su documenti ufficiali senza la presenza fisica del presidente.

L’indagine, affidata al consigliere presidenziale in collaborazione con il procuratore generale Pam Bondi, non mira a mettere in discussione la legalità dell’uso dell’Autopen — previsto e consentito dalla normativa statunitense — ma intende stabilire se il dispositivo sia stato impiegato in modo sistematico per simulare la piena operatività del presidente Biden, mentre in realtà il processo decisionale sarebbe stato in mano ad alcuni suoi assistenti. L’ipotesi alla base dell’inchiesta è che questi ultimi abbiano di fatto assunto il controllo dell’agenda presidenziale, esercitando poteri esecutivi senza alcuna legittimazione formale, in violazione della Costituzione.

Nel documento ufficiale firmato da Trump si esprimono “seri dubbi” sul grado di consapevolezza e di autonomia decisionale dell’ex presidente, che oggi ha 82 anni ed è sottoposto a cure per un cancro alla prostata in forma aggressiva. Biden ha respinto con fermezza le accuse, definendole “completamente false e infondate”.