La nuova variante del Covid-19 Nimbus si trasmette più facilmente, ma è meno aggressiva, parola degli scienziati italiani. «Nonostante mostri una maggiore trasmissibilità - dice uno studio - i dati genomici riscontrati la classificano come meno aggressiva rispetto a quelle recenti. Inoltre, va sempre ricordato che il vaccino, sviluppato sulla base della precedente variante (JN.1), combinato con la memoria immunitaria delle infezioni passate, dovrebbe fornire una protezione adeguata».

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Ma la NB.1.8.1 non va sottovalutata, come ricordano gli esperti: «Non bisogna abbassare la guardia o allentare la vigilanza riguardo allo studio di nuove varianti. I dati presentati riflettono la situazione attuale, ma poiché il virus è in continua mutazione, il nostro unico strumento efficace rimane la sorveglianza genomica continua e completa». È la conclusione di uno studio italiano firmato da Francesco Branda (Università Campus Bio-Medico di Roma), Massimo Ciccozzi (Università Campus Bio-Medico di Roma) e Fabio Scarpa (Università di Sassari), inviato alla rivista 'Infectious Diseases'.

La variante Nimbus «che è stata indicata come Vum (Variant under Monitoring) il 23 maggio scorso - ricordano gli autori - non rappresenta un gruppo monofiletico. Si raggruppa all'interno di un clade eterogeneo che include anche esemplari di XDV, che è un aspetto particolarmente interessante poiché NB.1.8.1 è in realtà un discendente di XDV, che a sua volta ha origine da JN.1, proprio come tutte le varianti che hanno circolato dalla fine del 2023. Tuttavia, NB.1.8.1 non sembra ancora essersi differenziato a sufficienza per formare un cluster genetico distinto».