È il più urban dei cantautori, o il più cantautore degli urban. “Mi muovo in una zona grigia”, ride. Ma alla faccia delle leggi di marketing che vogliono che un prodotto, per essere recepito bene dal pubblico, debba essere definito e incasellabile, Bresh funziona, eccome.
Forse proprio perché non è un prodotto. Nome d’arte di Andrea Emanuele Brasi, classe 1996 da Genova, è sempre nella sua città che torna: con il rap con cui ha cominciato a farsi notare dal 2012, con compagni che poi avrebbero fatto altrettanta strada come Tedua, e quindi con il cantautorato degli ultimi tempi, come quello di La tana del granchio, ambientata proprio a Genova, undicesima all’ultimo Sanremo in coppia con la cover di Creuza de mä di Fabrizio De André. Fa da apripista al suo terzo album, Mediterraneo, in uscita venerdì 6 giugno. “L’hip hop”, dice, “l’ho scoperto da ragazzino, da Fabri Fibra e Marracash”.
Cosa l’ha affascinata?
“L’immediatezza, il fatto che bastasse poco, a livello di mezzi e conoscenza, per esprimere un pensiero. Che poi, per carità, dev’essere articolato, com’è anche per i cantautori, che invece sentivo da bambino, nelle cassette dei miei. Da loro ho preso la melodia. Ho cominciato con il rap, ma poi con il tempo i due mondi sono andati naturalmente a convergere”.







