Dal divorzio coi sorrisi tirati ai venti di guerra tra Elon Musk e Donald Trump. Il miliardario della tecnologia che si era definito «best buddy» del presidente e che ancora tre mesi fa, nonostante qualche intoppo, proclamava il suo amore per lui, è divenuto improvvisamente non solo un suo critico sprezzante, ma anche una minaccia politica: il maggiore finanziatore della campagna presidenziale che aveva promesso di donare altri 100 milioni di dollari per l’elezione di candidati repubblicani nel 2026 (voto di midterm ) si trasforma in feroce censore della legge di bilancio, atto fondamentale per il governo Trump, con argomenti che fanno venire i brividi ai parlamentari conservatori esposti al giudizio delle urne.