TIRANA - Il desiderio dell’Albania di entrare nell’Unione si tocca con mano. La capitale ospita una sede distaccata del Collegio d’Europa, il governo ha appena organizzato un vertice della Comunità politica europea, il Paese si è dato come obiettivo l’adesione nel 2030. È pronta l’Unione ad accogliere il primo Paese candidato a maggioranza musulmana? I dubbi serpeggiano, anche se l’Islam albanese appare incredibilmente secolarizzato, e forse addirittura un modello per il resto del continente.

A dir il vero, le premesse non sembrerebbero delle migliori. In ottobre il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha preso armi e bagagli ed è venuto a Tirana per inaugurare una nuova moschea la cui costruzione è stata finanziata dal governo turco. In tutto 30 milioni di euro, sulle sponde del torrente Lana che attraversa la città. Il luogo di culto, segnato da quattro minareti alti 50 metri, può ospitare fino a ottomila fedeli. Di pietra chiara, l’elegante costruzione troneggia nel centro della capitale.

Secondo l’ultimo censimento ufficiale, i musulmani in Albania sono il 45,9% della popolazione, a cui si aggiungono l’8,4% di cattolici, il 7,2% di ortodossi, il 4,8% di Bektashi, la comunità di religione islamica particolarmente liberale. Il 30% degli abitanti ha preferito non rispondere al quesito, tanto che molti osservatori sono convinti che i musulmani sarebbero in realtà il 65% della popolazione totale, facendo dell’Albania un Paese a netta maggioranza islamica.