«Su individui, imprese e politica insistono una serie di forzanti che mai si sono sovrapposti così nella storia dell’umanità». A cominciare dalla transizione digitale che vede nell’Ai la chiusura del cerchio e «non è interpretata in modo adeguato da una parte significativa del mondo tra cui l’Europa», spiega Giuliano Noci, prorettore del Politecnico di Milano, che affronta questi temi nel libro di fresca uscita «Disordine. Le nuove coordinate del mondo», con prefazione di Ferruccio De Bortoli (edito dal Sole 24 Ore).

Una seconda fonte di squilibrio profondo è la variabile demografica: l’Africa cresce a ritmi vertiginosi (+250% dal 1970), mentre l’Europa fatica persino a mantenere i numeri di mezzo secolo fa (+20%).

Un terzo squilibrio è quello valoriale: abbiamo uno scontro di civiltà a due, da un lato società turbo-capitalistiche e individualiste, dall’altro società in cui l’individuo si riconosce ancora con la società. Un quarto elemento sono gli organismi multilaterali che non si sono adeguati ai cambiamenti di contesto. «Faccio solo un esempio: i Brics rappresentano il 33% del Pil mondiale, i Paesi del G7 il 27%». Da questo caos è possibile costruire un nuovo ordine, servono però coordinate diverse da quelle che si sono usate finora. Noci ne è convinto