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Ultimo aggiornamento: 16:01
Oltre a vantare come un successo i pochi rimpatri eseguiti dopo i recenti trasferimenti nel centro di Gjader, in Albania, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi dovrà rispondere a un’interrogazione parlamentare sull’espulsione di un 23enne algerino che, a causa dei problemi psichiatrici di cui soffre, non poteva nemmeno essere trattenuto in un centro per il rimpatrio. Al contrario, il lavoro del suo avvocato è stato ostacolato e alla fine, dopo il solito paradossale rientro in Italia, è stato rimpatriato in Algeria dove, a quanto pare, sarebbe stato incarcerato.
A.A. era arrivato in Italia da minorenne. Di recente, non avendo mai ottenuto un permesso di soggiorno, si trovava nel cpr di Macomer, in Sardegna, in seguito a un decreto di espulsione. Da lì, senza essere stato informato di nulla, il 9 maggio scorso viene trasferito in nave nel cpr di Gjader. Dei suoi disturbi psichiatrici se ne accorge anche la parlamentare del Pd Debora Serracchiani, che ne dirà nella relazione sulla visita al centro, denunciando i tanti episodi di autolesionismo nel centro: una media di tre al girono. Come già in altri casi, il certificato di idoneità sanitaria che aveva permesso il trasferimento del giovane algerino dall’Italia all’Albania risaliva all’8 gennaio 2025, non rispettando la prescrizione dell’USMAF (Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera) che richiede un certificato rilasciato entro le 72 ore precedenti il trasferimento. Ma per i primi dieci giorni a Gjader, A.A. non ha alcun contatto con un legale. Il primo colloquio avviene solo il 19 maggio. Al legale Gennaro Santoro il giovane racconta di aver manifestato l’intenzione di richiedere protezione internazionale e di essere stato dissuaso dal personale di Polizia.






