Nel 2030 la Generazione Z costituirà un terzo della forza lavoro globale. Una trasformazione epocale che però rischia di avvenire in un clima di incertezza e insoddisfazione: secondo i dati presentati da ManpowerGroup Italia durante l'annual conference "The Exchange - Disegniamo insieme il futuro del lavoro", ben il 49% dei giovani lavoratori italiani appartenenti a questa generazione prevede di lasciare il proprio impiego entro i prossimi sei mesi. Un dato che rispecchia una tendenza globale (47%) e che mette in luce un rapporto sempre più fragile tra la Gen Z e il mondo del lavoro. Il convegno, tenutosi a Milano, ha rappresentato un'importante occasione di confronto tra aziende, manager, esperti ed economisti su come i nuovi paradigmi economici, sociali e tecnologici stiano ridisegnando il mercato del lavoro. Al centro del dibattito, lo studio "World of Work for Generation Z in 2025", che ha evidenziato criticità profonde: solo il 20% dei giovani italiani si dichiara fiducioso di trovare una nuova occupazione in linea con le proprie aspettative, e il loro livello di engagement è calato dal 40% al 35% negli ultimi cinque anni. Le ragioni di questa disaffezione sono molteplici: i giovani avvertono una carenza di opportunità di apprendimento e crescita, un supporto insufficiente da parte del management e un debole allineamento con i valori aziendali. A ciò si aggiunge una salute mentale più fragile rispetto alle generazioni precedenti: il 57% degli Zoomers italiani denuncia alti livelli di stress lavorativo, a fronte del 44% dei Baby Boomer. Di fronte a questo scenario, le imprese non possono restare immobili. Le priorità strategiche, secondo ManpowerGroup, devono includere il recruiting e lo sviluppo delle competenze (upskilling e reskilling), ma anche l'adozione di pratiche che rendano l'ambiente lavorativo più attrattivo: dal benessere sul posto di lavoro (37%), alla flessibilità oraria (27%), fino a retribuzioni più competitive (22%). Anna Gionfriddo, amministratrice delegata di ManpowerGroup Italia, ha sottolineato l'importanza del dialogo intergenerazionale: "La seconda edizione dell'Annual Conference 'The Exchange' si conferma un momento cruciale per analizzare le forze che stanno trasformando i paradigmi del lavoro. Nei prossimi anni, la Gen Z avrà un ruolo sempre più centrale e comprenderne i bisogni - insieme a quelli delle altre fasce d'età - sarà fondamentale per ridefinire il ruolo delle imprese come attori di coesione sociale, innovazione e sviluppo sostenibile. Solo così sarà possibile passare dalla Me Economy alla We Economy, promuovendo una visione più collettiva e condivisa del lavoro". In un contesto globale segnato da incertezze geopolitiche e rapidi cambiamenti tecnologici, la sfida per aziende e istituzioni è chiara: creare un ecosistema lavorativo in grado di coinvolgere davvero le nuove generazioni, valorizzandone aspirazioni, talento e desiderio di contribuire al bene comune.
ManpowerGroup, nel 2030 Gen Z sarà un terzo di forza lavoro - Economia - Ansa.it
Nel 2030 la Generazione Z costituirà un terzo della forza lavoro globale. (ANSA)







