Rivolta nel carcere genovese di Marassi. Sul posto stanno intervenendo diverse ambulanze del 118 e le forze dell'ordine. Secondo le prime informazioni diverse decine di detenuti avrebbero preso possesso di una sezione dando vita a disordini. Alcuni sarebbero saliti sul tetto del penitenziario. Il personale amministrativo è stato messo in sicurezza, mentre gli agenti sono in tenuta antisommossa. Fuori dal carcere sono arrivati polizia e carabinieri. All'interno la situazione gestita dalla polizia penitenziaria, fuori dal penitenziario sono schierati i carabinieri in assetto antisommossa. Ancora da chiarire la dinamica dell'accaduto che sarebbe stato innescato da alcuni scontri tra detenuti.

«Se la scintilla è il presunto stupro di un detenuto non ci sorprende. I casi di violenza sessuale negli istituti sono numerosi e non vengono denunciati perché in gran parte subiti da detenuti più deboli che hanno paura e si vergognano di denunciare. È sempre il sovraffollamento la causa principale delle tensioni mentre non saranno certo le stanze dell'amore a risolvere il problema dell'affettività e del sesso», Aldo di Giacomo, segretario sindacato Polizia Penitenziaria.

Gennarino De Fazio, segretario generale della UILPA Polizia Penitenziaria: «Circa 200 detenuti della seconda sezione si sono portati al piano terra e starebbero vandalizzando i locali nell'intento di regolare i conti con altri reclusi, pare 6, che nei giorni scorsi avrebbero violentato sessualmente un altro ristretto, per il quale ieri sera sarebbe stato necessario l'accompagnamento presso l'ospedale cittadino per le cure del caso. La Polizia penitenziaria, già stremata nelle forze e mortificata nel morale, sta cercando con non poche difficoltà di contenere i tumulti - prosegue il sindacalista - in attesa di rinforzi. Tutto questo è il segno tangibile dello stato di degrado delle carceri, che non può essere affrontato con interventi meramente repressivi, come l'introduzione del reato 'impossibile' di rivolta, ma agendo soprattutto sulla prevenzione attraverso l'umanizzazione delle condizioni di lavoro degli operatori e della detenzione».