L’altra sera, mentre scrollavo Instagram sul divano di casa, mi sono ritrovato a leggere di una cosa che mi ha profondamente turbato. La colpa, se così si può dire, è di Dario Alì, di giorno formatore di docenti e studenti sui temi della pedagogia queer, sempre di giorno analista, con il suo profilo Instagram @crux.desperationis, dei fenomeni più cringe e inquietanti del web oltreché critico dissacrante dello snobismo e del circolettismo della sinistra al caviale Almas che ha in personaggi come Fabio Fazio e Chiara Valerio i propri sacerdoti borghesi.

La “cosa” che mi ha turbato è questa: c’è un certo Gabriele Camelo (maestro_gabriele) – un uomo che pubblica le sue sedute di psicoterapia su Instagram, e potrei già chiuderla qui – che da un po’ di tempo cerca notorietà. Alla fine sembra averla trovata, quantomeno quella volatile dei social, quando ha iniziato ad accarezzare i suoi alunni a favore di telecamera e a valutarli non dando voti ma commenti del tipo “Sono fiero di te” e “Stai crescendo splendida”.

Ora, fino a l’altro ieri le critiche – e purtroppo, aggiungo io, anche i complimenti – avanzati a questo eccentrico personaggio erano, diciamo, circoscritti a un bacino di pubblico non molto ampio. Poi però il Maestro Gabriele ha deciso di aprire una raccolta fondi su GoFundMe per finanziare un progetto singolare: accompagnare tre studenti definiti “disgraziatelli” lungo la via Francigena. Un modo, dice il Maestro, di guarire il suo bambino interiore ancora traumatizzato e, allo stesso tempo, di aiutare i “disgraziatelli” a guardare al futuro in modo più sereno.