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Pierluigi Panza

Bassi, di Thiene nel Vicentino, percorse 11mila chilometri cambiando 5 scarponi. Ripeteva «di essere partito con 129 mila lire tornato con 140, con solo 3 telefonate a casa visto che i cellulari non erano ancora stati inventati»

Il Ritratto di Itōo Mancio, dipinto da Domenico Tintoretto nel 1585 è uno dei protagonisti del Padiglione Italia all’Expo 2025 di Osaka. L’opera è parte della Collezione della Fondazione Trivulzio di Milano e celebra il primo storico incontro diplomatico tra i due Paesi. Dopo lo storico viaggio di Marco Polo nel Catai terminato nel 1295, solo nel 1585 il doge Nicolò Da Ponte poté accogliere a Venezia la prima ambasciata giapponese. La delegazione, guidata da Ito Mancio, partì da Nagasaki nel 1582, viaggiò per otto anni e la compagnia fece ritorno in Giappone il 21 luglio 1590. L’ambasciata rimase a Venezia dal 26 luglio al 2 agosto 1585 e proprio a queste date sono da collocare le quattro tele preparatorie di Domenico Tintoretto, ovvero i ritratti degli ambasciatori giapponesi. Dei quattro ritratti, tre sono stati donati, poi venduti e infine perduti; a noi rimane quello di Ito Sukemasu, principe del Kyushu e gesuita giapponese battezzato nel 1580 con il nome di Mancio, a capo della prima delegazione in visita in Europa ad appena 16 anni.