di Massimo Gaggi
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«Quando morirò diranno tante cose diverse su di me. Ma non voglio che dicano che sono morto ricco». A 69 anni Bill Gates ridisegna la sua strategia filantropica. Oltre ai 100 miliardi di dollari che ha già donato, soprattutto per la lotta contro le malattie endemiche in Africa, nel quarto di secolo trascorso dal lancio della Fondazione che creò nel 2000 con la moglie Melinda, ora il fondatore di Microsoft si impegna a spendere, sempre in Africa, almeno altri 200 miliardi entro il 31 dicembre 2045, quando la sua fondazione, nel frattempo abbandonata dalla moglie dalla quale ha divorziato, cesserà di esistere.
Demonizzato per la sua ferocia nel mondo degli affari quando fondò Microsoft soffocando Netscape e cercando di mettere fuori gioco la Apple di Steve Jobs che divenne un suo nemico implacabile, adorato dai nerd che l’hanno considerato il pioniere che ha aperto — magari dando qualche gomitata di troppo — l’era di internet, da decenni, ormai, Gates ha lasciato la guida del gruppo (del quale rimane grande azionista) a grandi manager come l’attuale ceo, Satya Nadella. E si è dedicato a tempo pieno alla filantropia: alcuni Paesi dell’Africa nera come il Mali sono riusciti a tamponare o addirittura a far regredire le epidemie di dissenteria o Aids grazie all’intervento della sua fondazione.











