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Nell’ottobre del 2021 il Riksdag, il parlamento svedese, istituì con decisione unanime una commissione indipendente con lo scopo di indagare su eventuali irregolarità del sistema delle adozioni internazionali vigente in Svezia. I sospetti erano nati dopo che il giornalista Patrik Lundberg, svedese ma nato in Corea del Sud, aveva raccontato sul quotidiano locale Dagens Nyheter di avere scoperto che i suoi genitori biologici non avevano mai dato il consenso per la sua adozione. Alla fine di un’indagine durata quasi quattro anni, lunedì la Commissione per le adozioni ha pubblicato il suo rapporto conclusivo: ne è venuto fuori che la storia di Lundberg non è isolata, anzi.
La Commissione ha concluso che per decenni la Svezia ha favorito l’adozione di bambini di vari paesi stranieri da parte di genitori svedesi avallando metodi poco etici, poco trasparenti o del tutto illegali. Il grosso delle irregolarità denunciate risale al periodo tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Duemila, ma in alcuni paesi ci sarebbero stati casi anche in anni molto più recenti. Per esempio in Etiopia arriverebbero al 2018, secondo le indagini, quando il paese vietò le adozioni internazionali proprio in risposta a numerosi e gravi episodi di violazioni delle leggi nazionali e delle convenzioni internazionali sulle adozioni (non solo dalla Svezia).







