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Sono almeno 27 le persone uccise stamattina dagli spari esplosi dall’esercito di Israele su alcune persone che si stavano dirigendo verso un centro di distribuzione di aiuti umanitari a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza. Lo riferisce Zaher al-Waheidi, capo del dipartimento dei registri del ministero della Sanità di Gaza. La notizia è confermata dal portavoce del Comitato internazionale della Croce rossa, Hisham Mhanna, che riferisce che l'ospedale da campo di Rafah ha accolto 184 feriti, di cui 19 sono stati dichiarati morti all'arrivo e altri 8 sono deceduti in seguito alle ferite riportate. I 27 morti sono stati poi trasferiti all'ospedale Nasser nella città di Khan Younis. Secondo Mohammed Saqr, capo del personale infermieristico dell'ospedale Nasser, fra i morti ci sono 3 bambini e 2 donne. Il direttore dell'ospedale, Atef al-Hout, ha riferito che la maggior parte dei pazienti presenta ferite d'arma da fuoco.

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L'esercito israeliano (Idf) ha ammesso di avere aperto il fuoco, dichiarando di avere sparato "in prossimità di alcuni sospetti" che avevano abbandonato il percorso prestabilito, si erano avvicinati alle sue forze - “Individui che si stavano muovendo verso l’Idf rappresentando una minaccia” - e avevano ignorato colpi di avvertimento. Si tratta del terzo incidente di questo tipo in 3 giorni. Le sparatorie quasi quotidiane sono iniziate dopo che una fondazione sostenuta da Israele e dagli Usa, la Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), ha istituito punti di distribuzione degli aiuti all'interno delle zone militari israeliane, un sistema che secondo la fondazione stessa è stato progettato per aggirare Hamas, mentre è stato respinto dall'Onu.