VILLAFRANCA PADOVANA (PADOVA) - Ci sarà una prova in più al processo per omicidio volontario che si aprirà in Corte d’Assise il prossimo 11 settembre. L’ha acquisita il pubblico ministero Benedetto Roberti dopo la chiusura delle indagini e andrà a far parte del fascicolo della pubblica accusa a carico di Giacomo Friso, il 34enne (in foto) accusato dell’omicidio dell’amico di infanzia, il 31enne Michael Boschetto, ucciso con quattro coltellate il 27 aprile dello scorso anno. É il breve filmato girato, con il telefono della vittima, dal presunto assassino pochi minuti dopo aver compiuto l’omicidio. La novità Perché questa sequenza filmata spunta fuori adesso, quando la Procura ha formalmente chiuso le indagini da mesi? Purtroppo nel corso degli accertamenti tecnici gli investigatori non erano riusciti ad aprire l’iPhone di Boschetto e ad esaminarne i contenuti. L’apparecchio era stato successivamente dissequestrato e riconsegnato al padre della vittima. Il genitore era a conoscenza della password del telefono. E soprattutto si é reso conto dell’esistenza di un filmato che poteva essere utile alla Procura. L’uomo ha chiesto di essere risentito dai carabinieri. E ha messo la circostanza nero su bianco. La Procura ha ordinato un nuovo sequestro del telefono disponendo un accertamento tecnico irripetibile per l’acquisizione del filmato. Le operazioni si sono concluse nei giorni scorsi e la sequenza filmata è già stata messa a disposizione delle parti. Sia i difensori di Friso, gli avvocati Cesare Vanzetti ed Enrico Cogo, che il legale di parte civile Pietro Masutti potranno visionare il filmato. Ha una durata di pochi secondi. É stato girato a casa di Friso con il telefono di proprietà di Boschetto. Il presunto assassino si è concesso un selfie, pronunciando qualche parola in maniera del tutto incomprensibile per poi passarsi una mano sui capelli. Quando hanno fatto irruzione nel suo alloggio carabinieri e polizia hanno trovato il telefono della vittima procedendo al sequestro. Di fatto però non era stato possibile analizzare la memoria del cellulare per ragioni squisitamente tecniche. Il filmato è quindi rimasto segreto fino a quando il padre di Boschetto, che ne conosceva la password d’accesso, non l’ha scoperto. E non ha perso tempo nell’informare gli investigatori dell’Arma.