La fine dell’auterity, all’improvviso. Per rilanciare la crescita? Per combattere la crisi climatica? Per ridurre diseguaglianze che esplodono? No, per finanziare il riarmo dei paesi euro. Lo ha detto chiaramente la premier danese Mette Frederiksen, parlando in conferenza stampa a Copenaghen assieme alla presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. “Abbiamo avuto in passato un ruolo di primo piano nel gruppo dei quattro frugali (insieme ad Austria, Olanda e Germania, ndr), rivendica Frederiksen, e ora lo avremo in un altro gruppo, perché i tempi sono cambiati e il mondo sta cambiando rapidamente. Per me la cosa più importante è riarmare l’Europa ed è il mio punto di partenza e questa è la mia conclusione in tutte le discussioni, perché se l’Europa non è in grado di proteggersi e difendersi il resto cade”.

La Danimarca si accoda così allo storico leader dei fautori del rigore nei conti pubblici, ovvero la Germania che dalle parole è già passata ai fatti. Berlino ha già messo a bilancio un maxi piano di riarmo da 900 miliardi di euro. Non solo, ha persino fatto pressione su Bruxelles perché venissero adottate regole meno severe sui deficit motivati da spese per il riarmo. Le dichiarazioni della premier danese non sono un fulmine a ciel sereno. Da qualche mese Frederiksen, socialdemocratica, accarezza l’idea di ricorrere ai debiti per comprare più armi. “Stiamo guardando agli aiuti statali con nuovi occhi e nuove lenti, guardando al debito comune con nuovi occhi e nuove lenti e guardando al bilancio della Ue con nuovi occhi e nuove lenti. È un tempo nuovo”, aveva detto lo scorso dicembre.