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Intesa Sanpaolo

Per il Festival Internazionale dell'economia a Torino, oggi al grattacielo Intesa Sanpaolo è stato presentato il "IV Rapporto sul mondo postglobale». Il volume, introdotto e curato da Mario Deaglio, si configura come un insieme di saggi sulle trasformazioni in atto in un mondo complesso. E' il frutto di una proficua collaborazione tra il Centro Einaudi e Intesa Sanpaolo. Oltre all'autore, hanno portato il loro contributo all'incontro di Torino, Beppe Facchetti, presidente del Centro Einaudi, Gian Maria Gros-Pietro, presidente Intesa Sanpaolo, Giorgia Garola, vicepresidente dell'Unione industriali di Torino, Daniel Gros, direttore dell'Institute for European Policymaking dell'università Bocconi, e Luca Mezzomo, responsabile della ricerca macroeconomica di Intesa Sanpaolo. Il Rapporto parte con l'evidenziare la crisi dei paradigmi economici consolidati, che da decenni hanno rappresentato il punto di riferimento per il funzionamento dei mercati e delle istituzioni democratiche. Vengono analizzate tensioni interne al sistema ed effetti di politiche economiche che, se da un lato hanno favorito una rapida espansione, dall'altro hanno generato fragilità e disuguaglianze. Un ulteriore asse tematico riguarda la trasformazione delle dinamiche geopolitiche e dell'economia globale senza tralasciare il complesso intreccio tra sicurezza internazionale, relazioni transatlantiche, cambiamento climatico e conflitti in corso - dall'Ucraina al Medio Oriente - che stanno rimodellando gli equilibri di potere su scala globale. Il Rapporto si sofferma anche sullo scenario italiano, ed evidenzia come il tessuto produttivo del Paese - con le sue medie imprese, le start-up e le eccellenze manifatturiere - rappresenti una forza vitale, pur operando in un contesto caratterizzato da debito pubblico elevato, sfide demografiche e disuguaglianze territoriali. "Nel nostro Paese è in atto una trasformazione produttiva, non solo industriale, anche se si crea poco lavoro per i giovani - ha spiegato Deaglio - vanno trovate delle soluzioni sulla denatalità, magari partendo dai problemi del sistema sanitario nazionale. Per questo è venuto il momento di riprogettare il futuro". I dati del Rapporto hanno sollecitato il dibattito sul momento specifico, caratterizzato da una forte incertezza a livello globale, in particolare legata alle scelte economiche degli Stati Uniti. "Il costo maggiore della 'guerra dei dazi' sarà proprio per gli Usa di Trump e lo stesso succederà sul piano politico, anche l'Europa si sta compattando - ha spiegato Daniel Gros - non credo che l'economia globale sia in pericolo, forse rischia di più quella americana. Più dell'80% degli scambi avvengono fuori dagli Usa: questa deve essere un'opportunità da sfruttare". Tuttavia, oggi, specie in Italia, ci sono settori in sofferenza proprio a causa dei dazi. "Calcoliamo un impatto diretto di 14 miliardi a livello nazionale e di 1 miliardo solo a livello piemontese - sottolinea Giorgia Garola, vicepresidente dell'Unione industriali di Torino - in uno scenario di incertezza e di contrazione del credito, per le aziende diventa estremamente difficile perché non c'è visione degli ordinativi oltre i tre mesi. Eppure siamo resilienti: produzione ed export sono tornati a salire grazie al coraggio delle imprese che continuano ad innovare". "Con l'insediamento di Trump abbiamo avuto una serie di cambiamenti radicali nello scenario macroeconomico che dipendono da quattro fattori - spiega Luca Mezzomo, responsabile della ricerca macroeconomica di Intesa Sanpaolo - il processo con il quale vengono prese le decisioni di politica economica, oggi molto caotico che genera incertezza a livello globale, un protezionismo commerciale aggressivo, l'accentuazione della deriva fiscale e il calo nella fiducia del dollaro. Italia ed Europa faranno bene a limitare i danni sul breve periodo, cercando di contenere il protezionismo americano ma rimanendo molto concentrati sulle tematiche di lungo termine, come competitività e innovazione".