Cento anni fa, in una famiglia povera del Bronx, nacque Bernard Schwartz. Figlio di immigrati ebrei ungheresi, a otto anni finì per qualche tempo in orfanotrofio insieme al fratello perché i genitori non riuscivano a sfamarli. Il giovane Bernard avrebbe forse preso la strada della criminalità se non fosse stato per un vicino di casa, che lo indirizzò verso gli Scout.

Quando scoppiò la guerra si arruolò in marina e servì su un sottomarino fino alla fine del conflitto. Poi il college, dove fu notato da un talent scout: a 23 anni approdò a Hollywood e ottenne un contratto con la Universal. Fu lo studio a trovargli un nome d’arte, come usava allora: Anthony – poi Tony – Curtis. Qualche anno di gavetta, poi la consacrazione come eroe brillante e piacente della commedia americana, grazie soprattutto al capolavoro A qualcuno piace caldo di Wilder, ma anche Operazione sottoveste e La grande corsa di Blake Edwards.

Da metà anni Sessanta la sua stella iniziò a tramontare e per lui si aprì un periodo segnato da problemi di salute e dipendenza da alcol e droga, dal quale è uscito negli anni Ottanta. Curtis ha riempito anche le cronache rosa: delle sue cinque mogli la più famosa resta la prima, la “hitchcockiana” Janet Leigh, con la quale ha avuto le figlie Kelly e Jamie Lee (ne ha avuti altri tre con consorti successive). È morto a 85 anni nel 2010 dopo una lunga malattia. Qualche mese prima aveva cambiato il testamento, diseredando tutti i figli per lasciare la sua intera fortuna all’ultima moglie, di quarantacinque anni più giovane.