Prima l’attacco informatico, poi il tentativo di estorsione e, infine, le ritorsioni con tanto di insulti alla Presidente del Consiglio. Protagonisti i cyber criminali del gruppo Nova, che lo scorso 10 maggio hanno preso di mira i sistemi del comune di Pisa. L’attacco, rivendicato sul “sito di rappresentanza” del gruppo, avrebbe portato al furto di 2 terabyte di dati, che i cyber criminali hanno minacciato di pubblicare nel caso in cui la vittima non avesse pagato un riscatto di 2 milioni di dollari in criptovalute.

Una vicenda in cui ci sono parecchie anomalie, a partire dall’ostinato silenzio dell’amministrazione locale (non c’è traccia di un comunicato ufficiale riguardante l’attacco subito) per arrivare al comportamento decisamente poco “professionale” dei cyber criminali. A 11 giorni dalla rivendicazione, con 24 ore di anticipo rispetto a quanto annunciato, i pirati informatici hanno messo online un primo pacchetto di dati, accompagnato da un insolito messaggio contenente insulti di vario genere all’amministrazione pubblica e a Giorgia Meloni.

Nel panorama del cyber crimine, Nova rappresenta una classica associazione a delinquere che sfrutta la tecnica del ransomware, cioè attacchi che seguono una logica estorsiva. La strategia è semplice: una volta violati i sistemi, i pirati informatici li “prendono in ostaggio” utilizzando sistemi di crittografia che ne bloccano il funzionamento e sottraggono quanti più dati possibili.